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Blanchard: "Ho pensato di fare causa al Carpi. Juve-Frosinone fu l'apice della mia carriera"

di Andrea Pontone
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L'ex difensore canarino Leonardo Blanchard, oggi svincolato, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com. Di seguito le sue dichiarazioni.

Di cosa ti occupi oggi?
"In questo momento mi occupo dell'attività familiare consiste nell'abbigliamento. Abbiamo un negozio di vestiti e gestiamo questi negozi. Un negozio da uomo e uno di bigiotteria da donna. Quello da uomo ha nei vestiti da cerimonia classici il fiore all'occhiello".

La crisi ha coinvolto fra le altre anche la vostra attività
"È stato un problema un po' per tutti, un momento un po' particolare. In questo periodo ci siamo specializzati sulla vendita online. Detto questo c'è da dire che la nostra attività di famiglia esiste da 20 anni, i clienti ci conoscono da una vita e il negozio è rinomato nella città: è la fortuna/sfortuna di una piccola città che a differenza dei grandi centri ha il cliente fidelizzato".

Cosa ti ha portato a questa strada?
"Il calcio in Italia è cambiato. Negli ultimi anni si è spostato tutto tra le prime 10 squadre di Serie A, già l'appeal scende. Fondamentalmente è diventato un mondo legato alla monetizzazione. Lo sport ne ha fatto le spese, basti vedere i ragazzini che giocavano a pallone perché gli piaceva e adesso si ispirano di più a diventare fashion blogger. La poesia del ragazzino che gioca per strada non c'è più. E poi perché quando sono arrivato al punto migliore della mia carriera un misto fra scelte sbagliate, colpe mie e situazioni che mi hanno spinto in basso ho maturato la scelta".

Andando con ordine: dopo una lunga gavetta conquisti la promozione in Serie A col Frosinone e ti togli anche lo sfizio di segnare un gol decisivo a Torino contro la Juventus
"Fu l'apice della mia carriera. Ho fatto anche piuttosto bene in quella stagione, ma nel 2016 retrocedemmo e passai in estate al Carpi, da lì una serie di vicissitudini capitate non solo a me ma anche ad altri ex giocatori passati di lì".

Cosa successe a Carpi?
"Mi vollero a tutti i costi. Poi arrivato là volevano che io giocassi in modo differente. Avevo 28 anni, venivo dalla Serie A e le mie idee non si sono sposate con le loro. Pertanto la loro scelta è stata quella di mettermi fuori rosa nel novembre 2016. Mi sono cercato un'altra squadra, sono andato a Brescia in prestito, ho giocato e ci siamo salvati".

Sembrerebbe l'inizio del rilancio
"Finisce la stagione, mi ritrovo a Carpi che neanche mi chiamò in ritiro: la società aveva il dente avvelenato contro di me. Mi misero davanti a questa scelta: o vai via o stai fuori rosa".

Chi ce l'aveva con te?
"Non lo so mica. Col presidente ci ho parlato diverse volte. Mi diceva che le cose sono andate così. Si era creata una situazione nella quale hanno preso un giocatore, facendogli firmare un triennale per poi non farlo giocare".

L'allenatore dell'epoca era Castori
"Mi ha sempre detto che mi stimava ma: 'Le cose a volte vanno in un modo differente'. Credo che molto probabilmente era guidato da qualcuno come tante persone lì. Io credo sia un misto di cose: guadagnavo molto bene, qualche difensore non la prese bene e quindi può essere che fose questo il motivo".

Situazione paradossale
"Da agosto 2017 a gennaio 2018 ho corso intorno al campo in altri campi rispetto a dove si allenava al squadra, non toccavo il pallone. E rischiavo la multa se sgarravo, se arrivavo anche un minuto dopo l'allenamento. Tutt'oggi faccio fatica a capire ma la società ha fatto di tutto ciò che era nel loro diritto per farmi pesare la situazione".

Ha mai pensato di fare causa?
"Ci ho pensato. Ho i video, le registrazioni, tutto. Ho pensato anche dopo a farlo, avrei potuto farlo".

C'è stato nel frattempo un'ultima parentesi, all'Alessandria
"Sono sceso in Serie C, non giocavo da tanto e dopo un mese mi sono fatto male. Torno giusto in tempo per il finale di stagione. A quel punto ritorno al Carpi e siamo a giugno del 2018. L'idea di vivere un altro anno così non la potevo sopportare. Nel frattempo loro cambiano ancora direttore sportivo ma la musica non cambia: sono fuori dal progetto. Decido a quel punto di risolvere il contratto. Il mio procuratore voleva persuadermi, ma io nemmeno sotto tortura avrei fatto altri sei mesi come nel 2016 e nel 2017".

Libero, finalmente. E disgustato dal calcio
"Avevo 30 anni e nell'ultimo anno e mezzo ho ricevuto talmente tanta merda, che non pensavo di meritarmi, che ho voluto prendermi un attimo per me. Sono arrivate delle richieste ma in quel momento decisi di declinarle. Sono andato a Bali, posto che frequento da diversi anni e riflettendo nel corso del viaggio mi dissi: 'Ma chi me lo fa fare?'".

Dopo un anno e mezzo ti chiedi ancora 'Chi me lo fa fare a giocare?'
"Ammetto che il calcio incomincia a mancarmi. Poi penso: per ricominciare dove? In C? E con quali prospettive economiche? Ci sono state proposte anche dall'estero, in paesi esotici. Ma a livello calcistico sarebbero state esperienza poco stimolanti. Sono in contatto con qualche amico che mi dice: guarda che ora siamo tutti fermi, poi arriva l'estate e praticamente nessuno gioca per cinque mesi. Di fatto sarei in pari con loro. Ma so bene che una volta che esci dal giro la gente ti dimentica".

Questi anni cosa ti hanno insegnato?
"Ti rendi conto di chi ti ha voluto bene e chi ti ha usato. Realizzi che le amicizie che credevi fossero tali in realtà non lo erano. Mi aspettavo da qualcuno un messaggio, una chiamata. Invece nulla".

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